La mia utopia

Nel caso la mia idea di diventare imperatore del mondo fallisse, e quindi tutti i benefici che un mio governo mondiale porterebbe all’intera umanità, dovrei valutare anche un’alternativa per per rendere migliore, almeno un po’, quello che oramai da tempo è difficile definire come Bel Paese.

Leggevo la lettera del ministro Profumo riguardante i fatti di Brindisi di ieri e mi è tornato alla mente tutto ciò che ho sempre pensato sull’educazione in Italia, un’educazione che dovrebbe essere alla base della nostra società, un’educazione in grado di formare non solo figure professionali ma, anche e soprattutto, cittadini.

Mi piacerebbe, nel mio bel mondo utopico fatto di unicorni parlanti, vedere la scuola insegnare ai bambini e ai ragazzi cosa è giusto e cosa è sbagliato. Lezioni di educazione civica in cui si dice che pagare le tasse è sì antipatico, ma serve a te e alla società. Insegnanti che trasmettono valori come responsabilità, correttezza, legalità. Formare le nuove generazioni ad un nuovo pensiero, quello di essere liberi di fare ciò che si vuole nei limiti imposti dalla libertà altrui (mi sfugge ora chi fosse il filosofo che lo diceva, era forse Popper? Verifcherò…).

L’educazione civica come materia scolastica già esiste, ma è a un livello tale per cui ai bambini rimane nella mente solo “guardate prima a sinistra poi a destra prima di attraversare la strada“, e molti di loro faticano a capire pure questo pensando, improvvisamente, di trovarsi nel Regno Unito.

Insomma, nel mio allegro mondo fatato, l’Italia è un Bel Paese in cui vivere, dove lasciare un’auto parcheggiata per strada a Napoli per più di 2 ore non è un rischio, dove gli imprenditori non si fanno il Porche con i soldi dell’azienda e lasciano in strada migliaia di lavoratori, un mondo in cui anche la futura generazione di politici sarà guidata dal bene comune e non della singola realtà, comunque tutelata; un mondo in cui uno non fa esplodere una bomba alla fermata del pullman di una scuola superiore ammazzando una sedicenne.

Ci sarebbe comunque l’influenza delle vecchie generazioni, genitori che insegneranno ai figli a fare i furbi, perchè è questo che siamo noi italiani, i furboni di turno che si compiacciono di non esser stati sgamati. “Oggi sono salito sul treno senza biglietto e il controllore non m’ha beccato. Ahahaha

Con un’idea molto ottimista credo che, se davvero si incentivasse l’educazione civica e alla legalità nelle scuole, i nuovi italiani saranno comunque migliori. A piccoli passi ce la si può fare, basta solo dare il giusto avvio e forse credere, restando nella cultura ultra-cattolico-fasulla italiana, che avverrà un miracolo. Ma i miracoli bisogna anche volerli e impegnarsi per averli. Davvero gli italiani lo vogliono?

Dubbi amletici su Ububuntu, free software e conigli

Sono un soddisfatto utente di Ubuntu da circa 6 anni, autunno del 2006 se non ricordo male. Da allora, attirato dall’etica del free software e dalla sua efficienza, ha deciso di mantenerlo su tutti i miei principali computer.

In sei anni molte cose sono cambiate, soprattutto in Ubuntu che ha radicalmente alterato il modo di presentare linux al pubblico, portandolo – a dire di Canonical – più vicino all’utente. Unity dovrebbe essere il cavallo di battaglia di questo obiettivo aziendale, nel tentativo di portare un’UI che sia innovativa ed efficiente.

Tra i vari blog che seguo c’è pure quello di Anonimoconiglio che, senza troppi peli sulla lingua, piglia allegramente per il culo Ubuntu, Canonical ed il loro fondatore. A parte la presa in giro, analizza anche in modo serio, se così lo si può definire, le vaccate che Ubuntu & co stanno facendo. Perchè di questo si tratta, vaccate. Una politica sempre più rivolta a trovare nuovi utenti e fonti di guadagno piuttosto che offrire un prodotto utile, funzionale e davvero free. Ubuntu, ahimè, si sta trasformando in una distro linux troppo importante da degenerare in una prettamente aziendale e lucrativa, antidemocratica e chiusa.

Ecco, non era questo che io volevo da linux e Ubuntu che, fino a poco fa, è sempre stata la migliore, a mio avviso, per usabilità e compatibilità. Dovrò trovare un’alternativa, un qualcosa di efficiente e valido, anche con software che non sia open – non sono qui a fare il fanatico Debian della situazione. Certo è che il prodotto che voglio una volta finita l’installazione pulita sia libero, modificabile e mio.

Non so, ho molti dubbi. Lasciare o no? Cambiare o continuare con la 12.04?

 

Articolo creatosi a seguito della lettura di: Nella tana del coniglio – Tutto quello che ubuntu fa per voi ma non avete mai osato chiedere

Io Sono Leggenda – Recensione

Dopo soli 5 giorni di lettura ho finito il libro Io Sono Leggenda (I Am Legend, 1954) di Richard Matheson, libro da cui hanno tratto ispirazione l’omonimo film del 2008 di Francis Lawrence con Will Smith, “L’ultimo uomo sulla terra” di  Sidney Salkow e Ubaldo Ragona e “1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (The Omega Man)” di Boris Sagal.

Per chi avesse visto i film, la lettura posteriore del libro può solo essere piacevole e piena di sorprese dato che, in effetti, questi non hanno quasi nulla da spartire col libro, se non l’idea generale.

Il libro ti prende subito, Matheson riesce a descrivere molto bene la nuova Terra creatasi a seguito del contagio che ha trasformato tutta la popolazione in vampiri (sì, proprio come quelli di Twilight, solo che non brillano e non sono gay) e lascianto Robert Neville, protagonista, l’ultimo uomo sulla terra.

Quello che più ho apprezzato del libro è stata la capacità dell’autore di descrivere i sentimenti e i comportamenti che un uomo avrebbe di fronte a una situazione simile: la lotta per la sopravvivenza, la ricerca di motivazioni e stimoli per continuare a vivere, le necessità umane difficilmente placabili.

Matheson crea un ottimo intreccio, cercando di non lasciare nulla al caso (sebbene talvolta mi domando, ad esempio, come Neville possa ancora utilizzare acqua corrente), ma francamente poco mi importa di questi dettagli che passano decisamente in secondo piano rispetto a tutto il resto del romanzo che, concludendosi in un modo molto particolare e del tutto differente dai film, lascia il lettore – o quantomeno il sottoscritto – con un piacevole quesito sul senso e la razionalità della nostra società umana.

 

La Juventus è Campione d’Italia!

C’è poco da parlare, stiamo godendo” (Antonio Conte, 5 maggio 2002)

Come 10 anni fa, me lo ricordo come fosse ieri… e in un certo senso era ieri. Inter battuto 4-2 e Juve vincente 2-0. Questa volta cambia qualcosa. Questa volta è la vittoria interista che regala, battendo il Milan, lo scudetto 2011/2012 alla Juventus. Pelle d’oca.

La Juventus è Campione d’Italia. E ora stiamo godendo.

 

Non so più dove cercare

Non so quanti la conoscono, ma Daria è una serie TV prodotta da MTV degli stessi creatori di Beavis and Butt-head. Per ulteriori informazioni sulla serie vi rimando alla (sempre fedele) pagina di wikipedia.

Sono giorni, settimane, mesi, anni che sono alla ricerca del cofanetto DVD della serie in italiano (il doppiaggio è infatti qualcosa di perfetto, a mio parere meglio dell’originale), senza però riuscire a trovarla da nessuna parte. Oggi sono andato in centro a Milano, armato di carta di credito ma, ahimè, conscio delle scarse possibilità.

Feltrinelli: nulla.
Mondadori: nulla.
FNAC:
Scusi, starei cercando i DVD della serie Daria…
Uhm… Daria… ah, quelli della ragazzina sfigata!
Esatto!
Guarda, lavoro qui da 10 anni e non ne ho mai visto un DVD. Mi dispiace“.

Su internet pare inesistente: amazon propone solo la versione tedesca dei due film mentre ebay e lo store mtv lo mettono disponibile solo in america con formato regionale incompatibile con quello europeo e, a concludere in bellezza questa sagra del fallimento, sembra impossibile da trovare anche in quei canali meno… ecco… legali.

Non so più dove cercare, sono demoralizzato e incavolato con MTV Italia: capisco che sia una serie vecchia di 13 anni, ma è decisamente meglio di quello schifo di Jersey Shore che, a quanto pare, esiste pure in DVD. A che pro, dico io! Ma vomito!

Lancio qui dunque il mio ultimo, disperato appello: chiunque conosca un posto su questo pianeta in cui vendono la serie in italiano di Daria, me lo dica. Sono disposto a pagare col sangue di una vergine. Rarissimo.

È tutta colpa “nostra”

L’altro giorno ero seduto in treno sulla via del ritorno a casa. Sorvolando sul ritardo di Trenitalia per cui ho dovuto correre la maratona di New York per prendere la coincidenza, sono alla fine riuscito a prendere il passante e sedermi comodamente lato finestrino.

All’altezza di Melegnano salgono 4 persone, un adulto e 3 bambini di 7-8 anni o giù di lì. Li vedo molto agitati, i bambini intendo. Parlottano, si girano di continuo e sembrano preoccupati. Entro quindi in modalità pettegola e spengo a loro insaputa l’iPod per poter meglio capire la causa del loro comportamento.

“Cavolo, spero non passi… guarda di là, io guardo di qua…”

Mi è subito chiaro che questi sono saliti senza biglietto. Non per errore, non perchè hanno preso il treno all’ultimo e non hanno avuto il tempo di comprarlo, ma volutamente. Dei bambini delle elementari, sotto la supervisione di un adulto sono saliti sul treno senza biglietto.

Non voglio fare il moralista, è capitato anche a me (per causa forze maggiori – obliteratrice non funzionante) di non pagare il biglietto, ma quello che mi da fastidio è che quell’adulto, quella madre, ha permesso tutto ciò. Invece di insegnare ai figli che è giusto e doveroso comprare il biglietto, ha passato il messaggio che “sì, basta che non ti becchi il controllore…”. Quest’idea tutta italiana di fare i furbi, di fregare il sistema, qualcuno me la deve spiegare.

Sarò esagerato, ma non posso non pensare a cosa faranno questi bambini diventati più grandi. Si limiteranno a pensare a questo episodio come un errore da non rifare, oppure continueranno a comportarsi in questo modo, a fare gli sgamati e dire “ma sì, comprare il biglietto è da sfigati…”?

Io pago l’abbonamento ogni mese: è caro, il servizio fa cagare, ma è giusto che lo faccia. Ecco, forse a questi bambini non sarà molto chiaro nella loro vita cos’è giusto e cosa sbagliato. E la colpa è solo nostra che glielo insegniamo.

Instagram vs Camera360

Come sciorinato ovunque, su social network e blog, oggi è stata rilasciata la versione Android di Instagram, l’oramai famosissima app per foto inizialmente disponibile solo nell’Apple Store.

Da tempo sul mio androide (HTC Desire) utilizzo Camera360 per fare ciò che fa Instagram ma, curioso, ho voluto comunque provare questa novità. Dopo qualche ora di utilizzo ecco le prime impressioni e una bella tabella comparativa per le due applicazioni:

Camera360
Instagram
Qualità foto (rispetto ad una foto con camera di default) Identica Inferiore
Salvataggio originale Solo su richiesta. Sempre.
Salvataggio foto filtrata Specificato dall’utente (default: cartella camera) Cartella instagram
Numero effetti 17 + ulteriori personalizzazioni per ogni effetto 18
Dimensione media foto 200KB~2MB (risoluzione configurabile in base al dispositivo) 200KB (risoluzione standard 960×960)
Condivisione social network esterni 8 social di default + lista in base alle app installate sul dispositivo 4 social
Condivisione social network interno No Social integrato con funzionalità di follow, commento e like.
Importazione file esterni
Eliminazione foto dalla memoria No
Link Google Play Google Play
Prezzo Gratis Gratis

In conclusione, se state cercando un’applicazione per foto filtrate da condividere col mondo e se volete pure commentarle, sfogliarle, mostrarle, ecc ecc… allora scegliete Instagram. Se invece volete un’applicazione per foto filtrate che faccia ciò che volete voi, configurabile in numerosi aspetti ma senza la parte social dedicata, allora scegliete Camera360.

Nel mio caso, la scelta ricade decisamente in quest’ultima app: Camera360 vince facile.

A te

A te, che nel 2012 con un computer all’ultimo grido utilizzi una versione craccatissima di Office 2000, permettimi di dire una cosa: hai battuto forte la testa?

Per quale sarcavolo di motivo devi ostinarti ad usare software vecchio di 12 anni quando la versione recente funziona meglio, ha più funzionalità ed è anche più bella esteticamente? Perché devi volerti così male da usare ancora windows XP con Internet Explorer 6, con il calendario che segna “26 marzo 2002″ perchè neppure lui ci crede che lo stai davvero utilizzando nel 2012.

C’è gente che si è fatta il mazzo per craccare Windows 7 che ti verrà passato sotto banco da tuo cuggino, se ti va male. Se ti va bene avrai pure sufficienti competenze per cliccare il pulsante “scarica ora e scansiona il pc” su quel dubbio sito internet di origine rumenostrogota, così almeno ti si friggerà il computer e sarai costretto a comprarne uno nuovo con Windows 7 preinstallato.

E se sei uno di quelli che ancora non ha buttato via il suo Pentium II a cartuccia, 64Mb di ram e 2GB di disco perchè il software della contabilità gira ancora su DOS: apri gli occhietti e invece di regalare iPhone ai dipendenti paga uno stramaledetto software che giri su un sistema operativo che non abbia bisogno del riavvio per leggere una stramaledetta chiavetta USB.

E a te, che mi chiedi di installarti Ubuntu sul computer vecchio, che oramai un nuovo ecosistema sconosciuto ai più brillanti geni della biologia si è sviluppato tra le ventole e la porta seriale della stampante, non è che perchè si sta parlando di linux il computer si riscopre in grado di far girare Skyrim in HD. E se sai che il 90% dei tuoi software girano solo su windows, non venire a piangere da me dopo 2 mesi dicendomi “eh, ma non va…”. À bello, mica ti ci ho costretto io ad installarlo. (nota 1)

E infine a te, maccaro pazzo che arrivato fino a questo punto avrai avuto orgasmi multipli gridando “EEEEEEEEH MA IO C’HO UN MECHHHHHH!!!111UNO!!!”: dimmi quando hai finito di pagare il mutuo per la tua macchina di Facebook ed esponi come il tuo acquisto da 1,2k euri ha migliorato la tua autostima.

La morale della storia è quindi: non scartavetratemi i coglioni se il vostro computer dell’anteguerra non funziona. Pace.

Nota 1: questo piccolo punto esclude mia mamma che ho obbligato ad usare Ubuntu.

Amore non ricambiato

Io amo i mezzi di trasporto pubblici. Davvero, fosse per me userei solo ed esclusivamente quelli. Prenderei treni, metro, tram, bus per andare ovunque, anche la notte nel finesettimana. Sono una cosa stramaledettamente geniale: tu sali, uno ti guida alla destinazione e tu ti devi preoccupare solo di stare attento quando scendere, tutto qui. Puoi essere ubriaco, stanco, ammalato e arrivare comunque a casa senza problemi. Inoltre sono pure ecologici: riduzione del traffico, delle emissioni di CO2 e del tempo perso in coda sulla tangenziale bestemmiando in 5 lingue diverse, per giunta tutte italiane. Il massimo insomma.

Sarebbe bello no? Niente più guidatore designato per il sabato sera. Niente lacrime davanti al distributore di benzina urlando “Fermati, cazzo, fermati!”. Niente nervosismo per la mattinata in coda.

Già, fosse davvero così. Invece ci ritroviamo mezzi inefficienti, costosi e insoddisfacenti, che alla fine ci costringono sempre a prendere l’auto. Con pendolari presi per il culo dopo un inverno passato in treni in ritardo, freddi e pieni di neve. Con tariffe sempre più alte ingiustificate. Con un servizio che la sera dopo le 12 va in letargo, anche se si parla dell’hinterland di Milano, mica di Mignete.

Certo, alcuni sforzi sono stati fatti, vedasi la linea notturna di Milano o il potenziamento delle linee suburbane. Sono però tutte cose limitate sia nel servizio sia, e soprattutto, nella regione in cui vengono applicate.

D’accordo, quello che voglio è un mondo utopico, me ne rendo conto. Ma davvero è così difficile cambiare e incentivare la gente ad usare solo i mezzi per il trasporto?

A logica “spicciola”, se si aumentano i mezzi, le loro capacità e qualità, più gente sarà invogliata ad usarli. Più gente implica più biglietti/abbonamenti, quindi ricavi, guadagni ed ulteriore miglioramento del servizio. Mi pare così sensato, logico.

Vabbè, scendiamo dal mondo dei sogni ch’è meglio…